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COS'E' L'AMEC?

Un gruppo di medici universitari ed ospedalieri di varie regioni italiane hanno fondato, nel luglio 2005, l’"Associazione per la Terapia delle Malattie Metaboliche e Cardiovascolari (AMEC). Tutti i soci condividono con l'Associazione il personale patrimonio ...

DI COSA SI OCCUPA L'AMEC?

Lo scopo dell'AMEC è l'educazione ad un corretto e razionale utilizzo dei farmaci per la prevenzione ed il trattamento delle patologie metaboliche e cardiovascolari, nonché lo sviluppo di terapie non farmacologiche e di interventi sullo stile di vita ...

COSA FA L'AMEC?

L'Associazione AMEC, oltre ai congressi nazionali annuali, promuove e patrocina diversi convegni locali e regionali ed attiva riunioni di educazione sanitaria con la popolazione, attività volte a sensibilizzare i medici, gli infermieri e la popolazione in generale ...

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LA CORONAROGRAFIA

Con la coronarografia, esame invasivo, spesso indispensabile per il trattamento migliore in caso di restringimento o di ostruzione di una coronaria si possono visualizzare le arterie che irrorano il muscolo cardiaco. È una radiografia che si avvale di un mezzo di contrasto opaco ai raggi X, iniettato direttamente nella circolazione coronarica con l'obiettivo di individuare con precisione un restringimento (stenosi) o un'ostruzione di una o più arterie.

Spesso si completa con l'angiocardiografia per studiare il funzionamento del cuore. Viene eseguita in un programma di accertamenti elettivi per la valutazione delle lesioni coronarie in previsione di un intervento di by-pass o di angioplastica o in emergenza, nell'infarto del miocardio, per disostruire l'arteria coinvolta.È necessario un breve ricovero ospedaliero di 24 - 48 ore, una disinfezione completa del paziente, a digiuno dalla sera precedente, senza aver fumato, sotto monitoraggio elettrocardiografico.

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La via d'accesso del catetere può essere femorale e più recentemente omerale, per ridurre il tempo di degenza e allettamento. Il paziente può seguire l'esame della durata dai 30 ai 90 minuti al video. Al termine, rimosso il catetere, viene seguita una compressione dai 10 ai 30minuti sulla sede dell'iniezione arteriosa per evitare un ematoma. È necessario, di poi, un allettamento supino per alcune ore senza piegare la gamba o il braccio dal lato in cui è stato inserito il catetere e una copiosa idratazione bevendo acqua programmando un pasto leggero a due ore dall'esame. La dimissione è possibile solo dopo 24 ore. Rare sono le complicazioni gravi e bisogna comunque darne conoscenza prima dell'esame facendo firmare il così detto consenso informato. Può sopraggiungere un malessere generale da riflesso vagale nel corso o subito dopo l'esame, che, anche se può preoccupare, non è grave e può essere affrontato facilmente dal medico. La comparsa di un ematoma nel punto dell'iniezione arteriosa, di solito, si riassorbe spontaneamente entro alcuni giorni, mentre le infezioni locali sono rare. Rara, e soprattutto negli anziani, l'embolia arteriosa in un arto inferiore o, nei casi più gravi, nel cervello, da distacco di un frammento di parete arteriosa lesionata, anche in caso di procedura ottimale. Possono insorgere disturbi del ritmo, soprattutto nei casi di grave cardiopatia, che vanno prontamente trattati. La coronarografia con l'inserimento della sonda in un'arteria coronaria può a volte provocare angina e in via eccezionale un infarto del miocardio, mentre il liquido di contrasto può provocare, nei soggetti predisposti, una reazione allergica di norma a livello della pelle oppure più raramente una crisi d'asma o un calo di pressione. In conformità a tutto quanto riportato è necessario eseguire esami preliminari prima del ricovero ospedaliero oltre a quelli prettamente cardiologici come l'elettrocardiogramma. Sono utili, difatti, esami sulla coagulazione del sangue, sulla funzione renale ed epatica, sulla reattività immunologica. Occorre, peraltro, sospendere gli anticoagulanti in compresse e sostituirli con terapia iniettabile dietro consiglio dello specialista. Opportuno riposo per qualche giorno dopo l'esame consultando il proprio medico. Per i pazienti diabetici e in cura con diuretici potrebbero esse utili particolari precauzioni consigliate dal proprio medico di fiducia.

Commenti  

 
-1 # 2012-11-15 19:48
Mia madre 64 anni, ha fatto la coronografia ed ha avuto un infarto, diabetica, non si è più ripresa, dopo 10 giorni è deceduta..inoltre aveva preso un battere che gli ha procurato febbre, Comè possibile che non si è più ripresa? Mia zia ha dovuto subire la stessa operazione e gli è andata bene.. Non mi di pace..
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-1 # 2012-11-23 18:28
Gentile signora Maria,
come riportato nel testo, la coronarografia è un'indagine invasiva con rischi, soprattutto legati al quadro clinico del paziente. In alcune condizioni si affrontano anche questi rischi per superare i pericoli della malattia che impediscono di rimanere inattivi. Per la valutazione del bilancio tra rischi e benefici ci si affida di volta in volta ad un attento esame clinico del malato che nel suo caso sarà stato sicuramente effettuato dai medici curanti di fiducia a cui può eventualmente rivolgersi per sanare le sue ansie e preoccupazioni.
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+1 # 2013-09-14 10:58
Salve, mio padre ha fatto una coronografia lo scorso mercoledì, è da diversi giorni spossato, ieri sera le posate gli cadevano dalle mani mentre mangiava, potrebbe essere un sintomo molto preoccupante?Sarebbe il caso di ricoverarlo di nuovo?
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0 # 2013-09-16 16:07
Gentile sig. Antonella,
i dati da lei riportati sono, invero, molto esigui per poter azzardare una risposta che soddisfi le sue esigenze. Peraltro, sono di certo relativi a una persona di età già inoltrata e con problemi di verifica di malattiia coronarica. I disturbi da lei accennati possono, quindi, essere relativi a diverse condizioni e anche allla stessa età di suo padre. Se dovessero preoccuparla sarebbe opportuno consigliiarsi con il proprio medico di fiducia ed eventualmente con uno specialista
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0 # 2014-02-22 16:02
Salve, mio padre a da poco effettuato una coronarografia. La durata dell'esame ( il chirurgo è entrato in sala quando era tutto pronto) è stata di soli 15-20 minuti. Gli è stato detto che a parte uno stent che ha ceduto (installato durante una precedente coronarografia) e che ha occluso una via che portava il sangue a una parte del cuore già fortemente compromessa, il resto era rimasto invariato, per cui non ha ritenuto necessario provare a riaprirla con un intervento di angioplastica. In tutti i siti che ho visitato si parla di una durata dell'esame di almeno 30 minuti. Il mio dubbio è che l'esame sia stato condotto con fretta e superficialitá. Cosa ne pensa?
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0 # 2014-02-23 11:48
Gentile sign. Gian Luca,
quanto lei chiede è strettamente legato non solo all'esperienza del cardiologo interventista ma anche e soprattutto alla particolarità dell’esame che deriva dal contesto della malattia nel singolo paziente e dalle variabilità della complessità dell’intervento .
Tuttavia, pur con le limitazioni dettate da quanto premesso, il caso da lei descritto apre la strada a considerazioni positive piuttosto che negative.
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Venerdì 18 Luglio 2014, 20:55

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