Notiziario Ottobre 2010 n°10 - La deprivazione del sonno Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Di Lascio, Susanna Di Lascio   
Indice
Notiziario Ottobre 2010 n°10
Le relazioni tra sonno e salute
Disturbi del sonno e suicidio negli adolescenti
Gravidanza, disturbi del sonno ed errori del metabolismo glucidico
Postmenopausa, ormoni e qualità del sonno
Effetti dell'invecchiamento e della menopausa sull’architettura del sonno
Il CARDIA Sleep Study
La deprivazione del sonno
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La deprivazione del sonno

La società moderna caratterizza modi di vita sempre più dinamici che invitano a dormire il meno possibile. Difatti, il gran tanto da fare porta a condannare il sonno come una perdita di tempo. Invece, esso rappresenta in vari modi un intervallo essenziale di riposo e di ringiovanimento per la mente e il corpo in proiezione delle loro prestazioni. Il sonno ripaga con benefici consistenti il nostro stato d'animo, la memoria e la concentrazione, aiutando a organizzare i ricordi, a solidificare l'apprendimento. Il sonno regolare, in particolare quello in cui si attivano i sogni (sonno REM), regola anche l'umore.

Variando da 3-5 a 8 ore e più i riferimenti sul cumulo soddisfacente assoluto di ore di sonno giornaliero, in quanto non pienamente determinata la sua funzione, la privazione di sonno è meglio definita dalla compromissione delle funzioni che essa suole provocare.

Quando si continua a non mantenere la quantità di sonno di cui si ha bisogno, si comincia a pagare con la sonnolenza diurna, la difficoltà di concentrazione, l’irritabilitàe l’irascibilità, l’aumento del rischio di cadute e d’incidenti e la riduzione di produttività, le alterazioni dell’emotività dell’interazione sociale e del processo decisionale.

La privazione del sonno influisce anche sulle capacità motorie tanto da portare nei casi di grave deprivazione ad assumere nella guida dei veicoli un comportamento simile a quello dello stato di ebbrezza.

A tale proposito, la National Highway Traffic Safety Administration ha riportato che tale stato provoca, difatti, oltre 100.000 infortuni e 1.500 morti ogni anno. Ma il sonno apporta benefici anche al sistema immunitario e nervoso e allo sviluppo e alla crescita. Senza sonno adeguato, il sistema immunitario s’indebolisce e l’organismo diventa più vulnerabile alle infezioni e alle malattie. Il sonno, difatti, rappresenta il periodo di riposo e di riparazione fisiologico per i neuroni e, in generale, per la crescita cellulare. Studi recenti hanno suggerito che durante l’inattività del cervello legata al sonno i neuroni, molto attivi da svegli, possono ricaricare le riserve di energia consumate e permettere la funzione cellulare e la riparazione dei danni provocati dall’intenso metabolismo, favorendo anche la formazione di nuove cellule nervose. Molti ormoni vengono rilasciati durante il sonno, o poco prima di dormire, come l’ormone somatotropo, vitale per la crescita dei bambini ma anche per i processi di riparazione cellulare, come quella del muscolo.

La privazione del sonno porta, pertanto, al così detto debito di sonno, che può accumularsi per varie notti, con possibilità, se non eccessivo, di compensazione con un giorno o due di sonno normale. Va, comunque, sconsigliata l’abitudine di programmare ore più lunghe di sonno alla fine della settimana per dormire meno nei giorni feriali, in quanto si può compromettere la qualità generale del sonno stesso. È buona norma, invece, andare a dormire e svegliarsi sempre più o meno alla stessa ora di ogni giorno.Nel caso di privazione cronica di sonno, potrebbe in alcuni casi essere necessario un tempo più lungo per esaurire il debito di sonno, usufruendo, per esempio, della possibilità di una vacanza, dormendo per un paio di giorni e per tutto il tempo necessario.

Gli studi PET con glucosio marcato hanno mostrato nella deprivazione del sonno che, dopo 24 ore di vigilanza continua, l'attività metabolica del cervello si riduce in maniera significativa fino al 6% per l'intero cervello e fino all’11% per specifiche aree corticali e gangliari basali.  

Nell’uomo si determina anche una riduzione della temperatura corporea, della funzionalità del sistema immunitario e del rilascio di ormone della crescita. La mancanza di sonno appare anche causa di aumento della variabilità della frequenza cardiaca. Con la diminuzione del sonno, le attività cognitive di ordine superiore sono subito compromesse in modo sproporzionato, così che le prove che richiedono velocità e precisione si  rivelano notevolmente rallentate e comincia a fallire la velocità prima dell’accuratezza. La riduzione del sonno totale, comunque,  riduce la velocità del tempo di reazione nei compiti semplici e nella soluzione dei problemi matematici richiesti da un programma di computer più esigente. In simulazioni di guida gli incidenti aumentano progressivamente con la durata della deprivazione. Gli  studi PET con glucosio marcato dimostrano che i soggetti, privati del sonno per 24 ore, presentano una diminuzione del metabolismo nelle aree associative prefrontale e parietale, considerate le più importanti per il giudizio, il controllo degli impulsi, l'attenzione e l'associazione visiva, rispetto alle aree primarie sensoriali e motorie, necessarie per la ricezione e che reagiscono agli input ambientali. La privazione del sonno, come già detto, è, comunque, un concetto relativo, così che le scarse perdite possono non essere riconosciute dai singoli, mentre le più severe limitazioni possono determinare anche gravi deficit cognitivi simili a quelli osservati in alcuni pazienti colpiti da ictus.

Comunque, il suo effetto negativo su attenzione e memoria di lavoro è supportato ampiamente dalla letteratura esistente sia nella condizione acuta totale sia nella  cronica parziale. Le persone anziane dimostrano, peraltro, una minore compromissione cognitiva rispetto ai più giovani e le donne sembrano, in termini di performance cognitive, più resistenti nel sopportare lo stato di veglia prolungata rispetto agli uomini, mentre fisiologicamente il loro recupero appare più lento. Pur tuttavia, la tolleranza alla deprivazione del sonno può dipendere anche da caratteristiche individuali ed i meccanismi che inducono le differenze tra i gruppi di età ed il sesso o individui diversi sono ancora per lo più poco chiare. Difatti, diversi motivi possono essere coinvolti, come meccanismi fisiologici e fattori sociali e ambientali. Peraltro, l’ampia diversità di selezione dei soggetti e dei metodi, adottati negli studi scientifici, rende ulteriormente difficile la  comparazione dei risultati.