notiziario Agosto 2011 N°7 - VITAMINA “D” E CANCRO - Morti di cancro più nell’uomo che nella donna? Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Di Lascio   
Indice
notiziario Agosto 2011 N°7 - VITAMINA “D” E CANCRO
Un importante problema: Vit. “D” e mortalità per cancro
Morti di cancro più nell’uomo che nella donna?
Vit. “D” e cancro del colon: lo studio EPIC
Vit. “D” e cancro della prostata
Calcio, Vit. “D” nell’alto rischio per melanoma
Integratori di Vit. “D” e rischio di cancro al seno
La Vit. “D”può proteggere contro le ricorrenze del cancro al seno?
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Morti di cancro più nell’uomo che nella donna?

Michael B. Cook del National Cancer Institute e collaboratori hanno analizzato i dati per età e sesso dell’ampio database degli Stati Uniti SEER (Surveillance, Epidemiology and End Results), relativi alle statistiche di trentasei neoplasie per il periodo dal 1977 al 2006 (Cancer Epidemiol Biomarkers Prev; 2011, 20(8); 1–9. © AACR). I rapporti di mortalità tra maschi e femmine erano di: 5,51 uomini per ogni donna per il cancro del labbro, 5,37 a uno per il cancro della laringe, 4.47 a uno per il cancro dell'ipofaringe, 4,08 a uno per il cancro dell'esofago, 3,36 a uno per il cancro della vescica. Molti tumori con più alto tasso di mortalità generale hanno anche mostrato maggiore rischio di morte negli uomini rispetto alle donne. Il rapporto uomo-donna per il cancro del polmone era, difatti, 2,31 a uno, per il tumore del colon-retto 1,42 a uno e per il carcinoma pancreatico 1,37 a uno. Per la leucemia il rapporto era 1,75 a uno e per il cancro del fegato e delle vie biliari intraepatiche 2,23 a uno. Analizzando poi il tasso di sopravvivenza a cinque anni, i ricercatori hanno anche appurato, senza, però, potere riconoscere le ragioni alle radici, che essa era più scarsa negli uomini per molti tipi di cancro. Solo i cancri della colecisti, dell’ano, del peritoneo, dell’omento e del mesentere dimostravano un tasso di mortalità maggiore nelle donne rispetto agli uomini. Pur tuttavia, secondo i ricercatori, le differenze nello screening delle persone senza sintomi, nella presenza di altre malattie o di comportamenti di assistenza sanitaria e nelle stesse differenze del comportamento del cancro, sarebbero stati fattori determinanti per la realizzazione di questi risultati. Se si fossero potute identificare le cause di queste differenze di genere, si sarebbe potuto, sempre secondo gli Autori, intraprendere azioni preventive per ridurre, in certo qual modo, l'onere del cancro.

John H. Holmes dell’University of Pennsylvania School of Medicine e collaboratori, proprio in considerazione dei numerosi fattori che entrano in gioco nelle disparità sanitarie, pur riconoscendo che le stesse si possono manifestare a livello del singolo, hanno richiamato l’attenzione sugli altri contesti. Essi sono rappresentati, difatti, dal nucleo famigliare, dal quartiere di residenza, dalle organizzazioni sociali e dalle strutture sanitarie (Am J Prev Med 2008;35(2S):S182–S192). A tale proposito, è stato istituito il CPHHD (Centers for Population Health and Health Disparities) dal NIH (National Institutes of Health) per esaminare l’alta dimensione e la complessa natura delle disparità e dei loro effetti sulla salute. A causa della sua natura intrinseca interdisciplinare, il programma ha teso a offrire un sistema unico in cui eseguire una ricerca sanitaria multilivello sulle disparità.  Nel corso del programma, i centri CPHHD hanno sperimentato sfide specifiche per questo tipo di ricerca, classificate lungo tre assi:

  1. fonti dei soggetti e dei dati,
  2. caratteristiche dei dati,
  3. analisi multilivello e di interpretazione.

Si può, così, affermare che il CPHHD offre collettivamente un esempio unico di come queste sfide possano essere soddisfatte, ma anche come, in via altrettanto importante, esse possano rivelare una vasta gamma di questioni sulle disparità di salute che i ricercatori dovrebbero prendere in considerazione.

Peraltro, Sarah J Gehlert Graham Colditz della Surgery, Washington University, considerando che i primi venti anni di pubblicazione della Cancer Epiemiology, Biomarkers and Prevention sono stati contrassegnati da una progressiva aumentata attenzione sulle disparità di salute tra maschi e femmine e sui progressi delle conoscenze sulle loro determinanti, hanno dovuto riconoscere che, nonostante una documentazione chiara delle differenze e la conoscenza avanzata delle stesse determinanti, si sono ottenuti solo scarsi progressi nella riduzione delle disparità a livello della popolazione (Cancer Epidemiol Biomarkers PrevJuly 22, 2011 cebp.0628.2011; Published OnlineFirst July 22, 2011; doi:10.1158/1055-9965.EPI-11-0628). In tale contesto, traducendo le scoperte scientifiche in soluzioni pratiche, si sono prodotti modelli multilivello come quello della CPHHD (Centers for Population Health and Health Disparities), promettente per la comprensione dei complessi fattori determinanti le disparità del cancro e delle loro interazioni. Il modello CPHHD esplora, in effetti,  una vasta gamma di discipline scientifiche, dal biologico al sociale, ognuna secondo il proprio linguaggio e metodo. Infatti, la capacità di lavorare in modo efficace attraverso i confini disciplinari è essenziale per inquadrare nella loro completezza le soluzioni. Dopo aver brevemente caratterizzano lo stato attuale delle conoscenze circa le disparità sanitarie, i ricercatori hanno, così, delineato le tre sfide principali affrontate dai professionisti nelle disparità per offrire i suggerimenti idonei per affrontarle. Nelle disparità del cancro esse corrispondono a:

  1. problematicità della razza e dell'origine etnica,
  2. modo migliore per tradurre le scoperte in soluzioni di sanità pubblica,
  3. come creare un ambiente di ricerca che supporti l'esecuzione di successo della ricerca multilivello.

In conclusione, i ricercatori raccomandano attenzione a tutte e tre queste condizioni per un urgente e necessario avanzamento degli sforzi diretti a eliminare le disparità del cancro.