notiziario Agosto 2011 N°7 - VITAMINA “D” E CANCRO - Vit. “D” e cancro della prostata Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Di Lascio   
Indice
notiziario Agosto 2011 N°7 - VITAMINA “D” E CANCRO
Un importante problema: Vit. “D” e mortalità per cancro
Morti di cancro più nell’uomo che nella donna?
Vit. “D” e cancro del colon: lo studio EPIC
Vit. “D” e cancro della prostata
Calcio, Vit. “D” nell’alto rischio per melanoma
Integratori di Vit. “D” e rischio di cancro al seno
La Vit. “D”può proteggere contro le ricorrenze del cancro al seno?
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Vit. “D” e cancro della prostata

Travis RC e collaboratori dell’University of Oxford, UK  (Am J Epidemiol. 2009 May 15;169(10):1223-32), sulla base dei risultati della maggior parte degli studi dimostranti solo una debole associazione tra le concentrazioni circolanti di vitamina “D” e rischio di cancro alla prostata, hanno voluto eseguire uno studio caso-controllo nel’ambito dell’EPIC 1994-2000 (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition).

I ricercatori hanno provveduto, così, alla misura delle concentrazioni sieriche della 25-idrossivitamina D di 652 portatori di tumore alla prostata, abbinati a 752 controlli provenienti da sette paesi europei, dopo un tempo mediano di follow-up di 4,1 anni. Sono stati utilizzati modelli di regressione logistica condizionale per calcolare gli odds ratio per il rischio di cancro alla prostata nei confronti del 25-idrossivitamina “D”, dopo standardizzazione per il mese di raccolta del sangue e la regolazione per le covariate.

Nessuna associazione significativa si dimostrava tra il più alto rispetto al più basso quintile: odds ratio = 1,28, intervallo di confidenza 95%: 0,88, 1,88, p per trend = 0,188). L’analisi dei sottogruppi rivelava, peraltro, una significativa eterogeneità per lo stadio del tumore o il suo grado, l’età alla diagnosi, l'indice di massa corporea, il tempo di raccolta del sangue per la diagnosi o l’assunzione di calcio. In sintesi, i risultati di quest’ampio studio caso-controllo non fornivano alcuna prova a sostegno di un effetto protettivo delle concentrazioni circolanti di vitamina “D” sul rischio di cancro alla prostata.

Demetrius Albanes del Cancer Epidemiology and Genetics, Bethesda e collaboratori hanno esaminato, per loro conto, la relazione tra 25-idrossivitamina D[25 (OH) D] e cancro della prostata nell’ambito dello studio caso-controllo Alpha-Tocopherol, Beta-Carotene Cancer Prevention Study in anziani finlandesi di 50-69 anni (Cancer Epidemiol Biomarkers PrevJuly 22, 2011 cebp.0403.2011). Hanno, così, abbinato 1.000 controlli a 1.000 casi diagnosticati durante tutti i venti anni di follow-up in base all'età (± 1 anno) e alla data di raccolta del sangue (± 30 giorni). Modelli di regressione logistica condizionale multivariata hanno prodotto l’odds ratio (OR) e gli intervalli di confidenza al 95% (C). I casi non avevano una 25 (OH) D significativamente superiore al 3% (p = 0,19). Gli OR (IC 95%) per i quintili stagionali specifici maggiori di 25 (OH) D sono stati: 1,00 (riferimento), 1,29 (0,95-1,74), 1,34 (1,00-1,80), 1,26 (0,93-1,72) e 1,56 (1,15 -2,12) (Ptrend= 0,01). Le analisi, sulla base delle categorie cliniche pre-specificate, e i valori, aggiustati per la stagione, hanno offerto risultati simili. Questi effetti apparivano più robusti per la malattia aggressiva (OR [95% IC], per il quinto quintile di 25 (OH) D sierica = 1,70 [1,05-2,76]), per gli uomini con una maggiore attività fisica (1,85 (1,26-2,72), P trend = 0,002), per i casi di più elevato colesterolo totale (2,09 (1,36-3,21), P trend= 0.003) o di alfa-tocoferolo (2,00 (1,30-3,07), P trend= 0,01), o per i più elevati introiti di calcio totale (1,82 (1,20-2,76), P trend= 0,01) o di vitamina “D” (1,69 (1,04-2,75), Ptrend = 0,08), o per chi aveva ricevuto supplementi di alfa-tocoferolo (1,74 (1,15-2,64), Ptrend = 0,006). In conclusione, i risultati degli studiosi indicavano che gli uomini con i livelli più alti di vitamina “D” nel sangue potevano essere a maggiore rischio di sviluppo del cancro alla prostata.