notiziario Ottobre 2011 N°9 - VITAMINA “D” E SUOI EFFETTI CARDIOVASCOLARI - Supplementi di Vit. “D” e mortalità nelle anziane Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Di Lascio   
Indice
notiziario Ottobre 2011 N°9 - VITAMINA “D” E SUOI EFFETTI CARDIOVASCOLARI
Modalità con cui la Vit. “D” può ridurre il rischio cardiovascolare
Tenore di calcio nella dieta, pressione arteriosa e altro
Vitamina “D”, ormone paratiroideo e pressione sanguigna
Supplementazione di Vit. “D” e pressione arteriosa
Vit. “D” e funzione endoteliale
L’insufficienza di Vit. “D” causa nel tempo l’ipertensione?
Vit. “D” e preipertensione
Vit. “D” e ipertensione
Livelli di Vit. “D” inversamente associati all’ipertensione
Vit. “D” e ipertensione negli individui di colore
Deficit di vit. “D” e fattori di rischio cardiovascolare
Alto il rischio cardiovascolare se la Vit. “D” sierica è bassa
Supplementazione di Vit. “D” e/o calcio e rischio cardiovascolare
Supplementi di Vit. “D” e mortalità nelle anziane
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Supplementi di Vit. “D” e mortalità nelle anziane

Per loro parte, invece, Bjelakovic G dell’Università di Nis, Zorana Serbia, e collaboratori, per valutare il possibile ruolo della vitamina “D” nella prevenzione della mortalità degli adulti, hanno compiuto una ricerca bibliografica selezionando  studi randomizzati con il confronto della vitamina “D”, a qualsiasi dose, durata e via di somministrazione, rispetto al placebo o a nessun intervento (Cochrane Database Syst Rev. 2011 Jul 6;(7):CD007470). In cinquanta studi randomizzati di 94.148 partecipanti hanno trovato i dati per le analisi di mortalità. Nella maggior parte erano incluse donne anziane di età superiore ai settanta anni, ricoverate negli istituti di cura. La vitamina “D” era stata somministrata per un periodo medio di due anni. Più della metà degli studi aveva un basso rischio di bias. Nel complesso, la vitamina si associava a diminuita mortalità (RR = 0,97, intervallo di confidenza (IC) al 95% 0,94 a 1.00, I (2) = 0%). Nella valutazione separata delle diverse forme di vitamina, solo la D3 correlava con la riduzione significativa della mortalità  (RR 0,94, IC 95% da 0,91-0,98, I (2) = 0%, 74.789 partecipanti, trentadue trial), mentre la vitamina D2, alfacalcidolo, o calcitriolo no. La vitamina D3 riduceva, quindi, la mortalità di circa il 6%, corrispondenti a circa 161 persone da trattare per circa due anni al fine di salvare una vita. In combinazione con il calcio, però, aumentava il rischio di calcolosi renale (RR 1.17, IC 95% 1,02-1,34, I (2) = 0%). L’alfacalcidolo e il calcitriolo, invece, aumentavano il rischio d’ipercalcemia (RR 3.18, IC 95% 1,17-8,68, I (2) = 17%).