Notiziario Settembre 2012 N°8 - ESERCIZIO E SALUTE ANCHE MENTALE - Sedentarietà, come importante fattore di rischio per la salute Stampa E-mail
Scritto da giuseppe Di Lascio e Susanna Di Lascio   
Indice
Notiziario Settembre 2012 N°8 - ESERCIZIO E SALUTE ANCHE MENTALE
I mutamenti cognitivi legati all’invecchiamento
Lo stile di vita protegge contro la demenza
Sedentarietà, come importante fattore di rischio per la salute
Sedentarietà in progressione epidemica nella civiltà globalizzata
Vita in città e rischio cardiometabolico
La pratica sportiva in Europa e in Italia
Sport ed esercizio fisico per il benessere delle nazioni
Bevande sportive e aumento del peso negli adolescenti
Le linee guida americane sull’attività fisica per gli anziani
Attività fisica vs intervento strutturato in anziani
Esercizio fisico e declino cognitivo
Severità dell’insufficienza cardiaca e declino della memoria
Esercizio fisico e depressione nello ​​scompenso cardiaco
Invecchiamento, attività fisica e mortalità
L’attività fisica, anche minima, conferisce beneficio sulla mortalità
Tutte le pagine

Sedentarietà, come importante fattore di rischio per la salute

La vita sedentaria, soprattutto condotta nel mondo industrializzato, ha assunto proporzioni epidemiche con gravi conseguenze sulla salute.  Al contrario, nella popolazione generale l'attività fisica rappresenta a tutt’oggi uno dei più importanti fattori che possono modificare il rischio di mortalità e di morbilità cronica. Negli adulti di mezza età l'effetto benefico dell’attività fisica sulla salute e, quindi, sulla longevità e sui rischi specifici delle malattie, quali la cardiopatia ischemica, l'ictus e il cancro, è oggetto di studio sin dalla metà de secolo scorso. Pur tuttavia, negli anziani è corrisposto un minore carico d’interesse. Comunque, per questi ultimi vi sono ormai evidenze che indicano come l'attività fisica si correli a una maggiore durata della vita, a più elevati livelli di salute funzionale, a un minor rischio di cadute, a una migliore funzione cognitiva e a una maggiore integrazione sociale.
La ricerca ha anche dimostrato che gli interventi di esercizio fisico, non solo nei centri adeguatamente strutturati ma anche nel proprio domicilio, modificando lo stile di vita, possono migliorare negli adulti più anziani le prestazioni funzionali e l’idoneità fisica. Bisogna, pur tuttavia, ammettere che i centri strutturati che si basano su programmi interventistici razionalizzati, hanno, invero, il vantaggio che la quantità e la qualità della formazione può essere controllata e sorvegliata. In pratica però, il loro costo limita le possibilità del loro accesso a tutti. Oltre a ciò, diversi soggetti più anziani possono sperimentare barriere di partecipazione, come la mancanza di affinità culturale o la difficoltà dei mezzi di trasporto. Sullo stile di vita, quindi, sono raccomandati diversi interventi a domicilio che possono adeguatamente superare ogni difficoltà. Peraltro, questi provvedimenti portano le persone a imparare e a integrare il normale svolgimento della loro vita quotidiana con un’adeguata attività fisica secondo una continuità di azione che diventa parte integrante della propria espressione comportamentale. Gli uomini, invero, sono stati studiati più ampiamente rispetto alle donne e le fasce di età più giovani in maniera superiore a quelle più anziane. Rimane, però, da chiedersi fino a che punto l’attività fisica possa riscuotere un effetto indipendente sulla longevità in entrambi i sessi e in tutte le età, di là dai riconosciuti fattori di rischio come l’ipertensione arteriosa, il profilo lipidico e l’obesità. Per altro verso poi, per quanto riguarda l'associazione inversa tra attività fisica e morte per qualsiasi causa, alcuni studi hanno anche dimostrato un rapporto in grandezza simile a quello dell’ipertensione, dell’ipercolesterolemia e del fumo, considerati isolatamente. Tuttavia, l'importanza relativa dei diversi fattori di rischio può variare tra i vari gruppi d’età.
A tale proposito il report 2010 dell’OMS riporta che l'inattività fisica è presente nel 31% della popolazione mondiale e con il 6% è il quarto fattore di rischio principale per tutti i decessi. Segue, difatti, all’ipertensione (13%), all’uso del tabacco (9%) e all’alterato equilibrio glucidico (6%). Il sovrappeso e l’obesità sono, invece, responsabili del 5%.