notiziario Luglio 2014 N.7 METFORMINA (GLUCOPHAGE) OBIETTIVO OBESITÀ OLTRE IL DIABETE? - Sull’efficacia della metformina nell'obesità e diabete Stampa E-mail
Scritto da Giuseppe Di Lascio   
Indice
notiziario Luglio 2014 N.7 METFORMINA (GLUCOPHAGE) OBIETTIVO OBESITÀ OLTRE IL DIABETE?
Notizie storiche e meccanismo d’azione della metformina
Sull’efficacia della metformina nell'obesità e diabete
Dati recenti di epidemiologia del diabete e dell’obesità in Italia
La metformina nel trattamento del sovrappeso e dell’obesità degli adulti
Effetti della metformina nei bambini obesi
Metformina e fitness cardiorespiratorio
La peculiare importanza della forma fisica nell’adolescente
Nuove formulazioni promettenti della metformina in combinazione
Tutte le pagine

Sull’efficacia della metformina nell'obesità e diabete

La metformina ha dimostrato, invero, di contrastare l'aumento del peso, l’iperinsulinemia, l’iperglicemia e, quindi, il diabete di tipo 2, ma anche di ritardare la progressione della ridotta tolleranza al glucosio al diabete franco nei soggetti con assenza della malattia. Queste proprietà hanno stimolato l’aumento dell'uso della metformina negli obesi con iperinsulinemia, soprattutto pediatrici.
         Knowler WC della George Washington University e collaboratori, nell’ipotesi che le variazioni di alcuni fattori di rischio, quali le elevate concentrazioni plasmatiche di glucosio a digiuno e dopo carico orale, il sovrappeso e lo stile di vita sedentario fossero potenzialmente reversibili, hanno applicato un programma di stile vita o di somministrazione di metformina a scopo di prevenire o ritardare lo sviluppo del diabete (N Engl J Med. 2002 Feb 7;346(6):393-403). Hanno, così, reclutato 3.234 non diabetici con elevate concentrazioni di glucosio plasmatico a digiuno e dopo carico, nel 68% donne e nel 45% membri di gruppi minoritari. I partecipanti hanno ricevuto in modo casuale metformina 850 mg due volte il giorno, oppure hanno seguito uno stile di vita di almeno 150 minuti di attività fisica a settimana con l’obiettivo di una perdita di peso minima del 7%. L'età media dei partecipanti era di cinquantuno anni e il valore medio dell’indice di massa corporea 34,0. Dopo un follow-up medio di 2,8 anni, l'incidenza del diabete era 11.0, 7.8, e 4.8 casi per 100 persone-anno rispettivamente nei gruppi placebo, metformina e stile di vita. L'intervento dello stile di vita, peraltro, ne riduceva l'incidenza del 58% (IC 95%, dal 48 a 66%) e la metformina del 31% (IC 95% dal 17 al 43%), rispetto al placebo, essendo, quindi, il primo significativamente più efficace della seconda. Per prevenire un caso di diabete nel corso di un periodo di tre anni, 6,9 persone avrebbero dovuto partecipare al programma d’intervento dello stile di vita, mentre 13,9 avrebbero dovuto ricevere la metformina.
In conclusione, il cambiare lo stile di vita e il trattamento con metformina inducevano la riduzione dell'incidenza del diabete nei soggetti ad alto rischio, dimostrandosi il primo più efficace della seconda.
In seguito, gli Autori (The Lancet, Volume 374, Issue 9702, Pages 1677 - 1686, 14 November 2009) hanno inteso esaminare la persistenza degli effetti a lungo termine del DPP (Diabetes Prevention Program), iscrivendo 2.766 degli originari 3.150 (88%) partecipanti per un successivo follow-up medio di 5,7 anni (IQR 5,5 -5 · 8). Gli Autori hanno, così, formato un gruppo di 910 soggetti assegnati allo stile di vita e un altro di 924 alla metformina. Un terzo gruppo di 932 persone componeva quello placebo. L'esito primario era lo sviluppo del diabete, secondo i criteri dell'American Diabetes Association. L'analisi era intention-to-treat. Durante i dieci anni (IQR 9,0 -10 · 5) di follow-up dalla randomizzazione del DPP, il gruppo originale con lo stile di vita calava di peso, per poi riprenderlo in parte. Con la metformina, invece, si manteneva la modesta perdita di peso. Nel corso del DPP il tasso d’incidenza del diabete era di 4,8 casi per 100 anni-persona (IC 95%: 4,1 -5 · 7) nel gruppo intensivo dello stile di vita, in quello della metformina 7,8 (6,8 -8 · 8) e in quello del placebo 11.0 (9.8 -12 · 3). Il tasso d’incidenza del diabete era simile tra i gruppi di trattamento: 5,9 per 100 anni-persona (5,1 -6 · 8) per lo stile di vita, 4,9 (4.2 -5 · 7) per la metformina e 5.6 (4.8 -6 · 5) per il placebo. L'incidenza del diabete nei dieci anni dalla randomizzazione del DPP era ridotta del 34% (24-42), rispetto al placebo nel gruppo dello stile di vita e del 18% (7-28) nel gruppo della metformina.
In conclusione, durante il follow-up del DPP l'incidenza negli originari gruppi del placebo e della metformina scendeva a eguagliare quella del gruppo originario dello stile di vita, ma quella cumulativa del diabete rimaneva più bassa in quest’ultimo. Peraltro, la prevenzione o il differimento del diabete con l’intervento dello stile di vita o della metformina poteva persistere per almeno dieci anni.
         Min Hae Park della London School of Hygiene and Tropical Medicine, London, U.K e collaboratori, per riassumere l'efficacia della metformina nel ridurre la BMI e il rischio cardiometabolico nell’obesità infantile in assenza di diabete, hanno condotto una revisione sistematica e una meta-analisi in letteratura degli studi randomizzati e controllati (RCT) in doppio cieco della durata eguale o superiore a sei mesi (Diabetes Care September 2009 vol. 32 no. 9 1743-1745). Nei cinque studi selezionati con 320 soggetti, la metformina riduceva la BMI di 1,42 kg/m2 (IC 95% 0,83-2,02) e il punteggio dell’HOMA-IR (homeostasis model assessment insulin of resistance) di 2,01 (IC 95% 0,75-3,26), rispetto al placebo.
In conclusione, il farmaco sembrava nel breve termine moderatamente efficace nel ridurre la BMI e l’insulino-resistenza nei bambini e adolescenti obesi e iperinsulinemici.