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Scritto da Giuseppe Di Lascio, Andrea Levi Della Vida, Michele Paradiso   
Domenica 11 Aprile 2010
Indice
Elettricità: dalle scoperte all'uso sull'uomo
L'elettricità e il suo uso sull'uomo
La defibrillazione elettrica
La TEC
Salvare una vita: una scommessa che si può vincere
Con la defibrillazione elettrica tutti possiamo far ripartire un cuore
Tutte le pagine

L'ELETTRICITÀ ED IL SUO USO SULL'UOMO

La produzione in serie delle lampadine elettriche di Edison nel 1879 rese popolare l’utilizzo della corrente elettrica. Essa animava di nuova vita le città con una potente energia capace, non solo di illuminare, ma anche di folgorare. Sta di fatto che nel 1890 nella prigione di Auburn a New York venne eseguita la prima esecuzione capitale per mezzo della “sedia elettrica”.
Anche la letteratura ha tratto ispirazione dagli effetti dell’elettricità. Nel 1818 il mostro del dottor Frankenstein, per mano dell’autrice Mary Shelley , prendeva vita grazie ad una scarica di corrente elettrica.
Lo stretto rapporto esistente tra elettricità, vita e morte era stato studiato già un secolo prima. Difatti, nel 1775, Peter Christian Abildgaard, medico e veterinario, era riuscito a provocare l’arresto cardiaco in una gallina con una scarica elettrica applicata al torace e, con una medesima scarica, era stato in grado di rianimarla. Purtuttavia, dovevano trascorrere altri settantacinque anni perchè Carl Ludwig comprendesse che il fenomeno dell’arresto cardiaco era dovuto a un’alterazione del meccanismo di contrazione del cuore: la fibrillazione ventricolare. John Mac William, uno studente di Ludwig, ne diede la definizione che è ancora attuale. “La fibrillazione del ventricolo è una condizione cardiaca caratterizzata da contrazioni caotiche, senza coordinazione dei muscoli del ventricolo, che dà luogo ad arresto di cuore. Se i muscoli si contraggono disegualmente, la circolazione di sangue si ferma e ha luogo la morte”. Negli anni successivi molti ricercatori volsero i loro studi a chiarire questo problema. Perchè il cuore perdeva il suo ritmo regolare e compariva la fibrillazione? Inizialmente i fisiologi ritennero che le contrazioni irregolari fossero di natura “neurogena”, in altre parole avessero origine da fibre di tipo nervoso all’interno del muscolo cardiaco. Nel 1874 un fisiologo di Losanna, A. Vulpian, dimostrò la teoria “miogena” della fibrillazione. In altre parole, erano le stesse fibre muscolari cardiache, e non le fibre nervose, a sostenere il movimento scoordinato del cuore con un meccanismo definito “mouvement fibrillaire”. Si giungeva, così, alle soglie del XX secolo, il 1899, quando due fisiologi di Ginevra, Prevost e Battelli, dimostrarono che, se uno stimolo elettrico poteva determinare fibrillazione ventricolare e, quindi, arresto cardiaco, un analogo shock elettrico, applicato al cuore di cani da esperimento, poteva interrompere la fibrillazione e ripristinare un ritmo cardiaco regolare. Era la scoperta della defibrillazione elettrica. Ma dovevano trascorrere ancora cinquanta anni prima che l’intuizione dei fisiologi svizzeri potesse avere un’applicazione clinica.